Criminalità e immigrazione: perché il governo più di destra della storia ha fallito

La questione della relazione tra immigrazione e criminalità in Italia è costantemente presa in ostaggio da due narrazioni opposte ed egualmente difettose. Da sinistra si nega completamente il problema, da destra, viceversa, lo si cavalca nelle campagne elettorali.

Nel primo semestre 2024, gli stranieri irregolari hanno commesso il 28% di tutti i reati in Italia, pur rappresentando meno dell’1% della popolazione residente. Le stime del Ministero indicano la pericolosità relativa degli stranieri irregolari circa 50 volte superiore a quella dei cittadini comunitari (italiani inclusi). Avete letto bene. Cinquanta volte tanto.

Dei reati attribuiti agli stranieri, quelli degli irregolari sono il 67-70%. La giustificazione che viene spesso attribuita è che gli irregolari delinquono di più perché sono più poveri, ma il loro tasso di criminalità non è spiegabile solo dalla povertà. È invece legato a una combinazione di fattori strutturali come l’assenza di protezione legale, la coercibilità lavorativa, l’impossibilità di accesso ai servizi, che li espongono a situazioni di illegalità quasi endemiche.

Ma analizziamo anche i dati che sono disponibili riguardo tutti gli stranieri, che siano regolari o no. Nei primi nove mesi del 2024, il 44% delle denunce di violenze sessuali ha coinvolto stranieri (regolari e irregolari), sempre a fronte del 9% della popolazione totale. Questo dato dimostra che essere poveri non può essere la sola causa dei reati, a meno che non si voglia sostenere l’assurdità per cui i poveri stuprano di più in quanto poveri. Anche tenendo conto che gli immigrati sono per la maggior parte giovani maschi (la categoria più incline a questo tipo di crimini), questo dato è largamente superiore alla media.

In sintesi, la destra ha ragione quando mette in relazione la presenza di immigrati (soprattutto irregolari) con la delinquenza.

Il governo Meloni ha costruito la sua agenda politica su promesse di riduzione dell’immigrazione irregolare e lotta alla criminalità. Nel 2023 sono stati registrati 112.494 sbarchi, un record epocale. L’anno successivo gli sbarchi si sono ridotti del 64%, quest’anno si sono ridotti di un ulteriore 30% rispetto al 2024. Totale 2025: circa 21.000 sbarchi.

La riduzione degli sbarchi non è attribuibile esclusivamente alle politiche italiane. Negli ultimi anni Italia e UE hanno stretto e rinnovato accordi con Tunisia e Libia per un controllo più stretto delle coste da parte delle loro forze di sicurezza. Questo permette di intercettare e bloccare le partenze prima che le barche escano dalle acque territoriali. In cambio, da parte europea viene fornito sostegno economico e tecnico.

L’UE contribuisce in modo determinante. Le missioni Frontex (e operazioni congiunte) rafforzano il controllo delle rotte e assistono i Paesi di transito. L’UE prevede pacchetti di aiuti economici che legano i finanziamenti agli impegni sul contenimento delle partenze da parte di Tunisia e Libia.

Senza questi soldi, mezzi, e copertura politica europea, l’Italia da sola avrebbe molto meno potere contrattuale con i Paesi di transito e origine.

I rimpatri sono il punto più dolente della questione. Nel 2023 sono stati rimpatriate 396 persone al mese. Nel 2024 il numero è salito a 451 al mese. Quest’anno ci assestiamo su una media di 495 rimpatri al mese. Questi dati sono gravemente insufficienti per svuotare il serbatoio di immigrati irregolari.

Ma c’è di peggio. Questi numeri sono inferiori a quelli dei governi precedenti. Nel 2016-17 (governo Gentiloni, sostenuto dal centrosinistra) l’Italia aveva picchi di 600 rimpatri al mese.

Facciamo due conti, se nel 2024 arrivano quarantamila persone e ne rimpatri cinquemila, aggiungi ogni anno 35.000 nuovi irregolari a quelli già presenti sul territorio. Se moltiplichiamo per tre anni di governo, sforiamo i 100.000.

Questo è il fallimento reale: non aver invertito la tendenza per cui la vasca si riempie più velocemente di quanto riesca a svuotarsi.

Il progetto dei centri di accoglienza in Albania, finanziato con oltre 600 milioni di euro in cinque anni, rappresenta il paradosso della politica governativa. Grandi annunci (e soldi spesi) per risultati irrisori.

Dal lancio del progetto fino a fine 2024, i centri albanesi hanno gestito circa 2.000-3.000 migranti. Considerando che arrivano decine di migliaia di irregolari ogni anno, è una soluzione che affronta (al momento) circa il 5-10% del flusso. Per qualche elettore di centro destra forse potrebbe essere ideologicamente appagante, ma statisticamente è pressoché irrilevante.

Una politica seria avrebbe investito queste risorse in accordi bilaterali aggressivi con i Paesi di origine come Tunisia, Libia, ed Egitto per aumentare i rimpatri.

Le stime parlano di 600.000 migranti irregolari vivono attualmente in Italia. Non è realistico rimpatriarli tutti, non è umanamente possibile tenerli confinati. Come si gestisce questa popolazione? Il governo non ha proposto una strategia credibile.

Finché i rimpatri rimangono su cifre di quattrocento o cinquecento mentre gli arrivi sono duemila-tremila al mese, l’accumulo continua. È un fallimento strutturale della politica italiana sul tema dell’immigrazione da almeno un decennio. La destra governa ininterrottamente da tre di questi dieci anni, ci si aspetterebbe qualche risultato concreto.

Servirebbe innanzitutto portare il saldo tra ingressi e rimpatri a zero. Entrano tremila persone irregolarmente? Ne vanno rimpatriate tremila. Questo si può fare investendo massicciamente in accordi bilaterali con i Paesi di origine per aumentare i rimpatri, da un lato, e cercare di rallentare gli ingressi, dall’altro.

Le risorse utilizzate per i centri in Albania sarebbero state molto più efficaci utilizzate in questo modo, visto che gestiscono una parte minima del flusso.

E poi va affrontato con serietà il problema di come comportarsi con gli oltre 600.000 irregolari già presenti.

La risposta tipicamente di destra sarebbe rimpatriare a ritmi elevatissimi per iniziare ad abbassare questa cifra, ma abbiamo visto che in questi anni il governo più a destra della storia repubblicana non ci è riuscito.

La risposta tipicamente di sinistra sarebbe: regolarizzate. L’immigrato regolare delinque meno di uno irregolare perché quest’ultimo non può trovare un lavoro perché non ha i documenti in regola, ergo: dategli i documenti. Ma abbiamo visto che le percentuali ci restituiscono un quadro in cui la povertà da sola non giustifica il numero di crimini commessi dagli immigrati. Ciò significa costruire una società potenzialmente più insicura. Eppure, ci dicono che non c’è altra strada: il Paese sta invecchiando, serve manodopera giovane. Il problema sarà convincere i cittadini a votare per loro con una piattaforma costruita su più immigrazione. Visti i risultati delle ultime elezioni, la probabilità di vittoria con una siffatta piattaforma sembra quantomeno remota.

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