Un ponte pedonale corre sopra il parcheggio della spiaggia.
Due uomini si mettono lì. Sono padre e figlio.
Il posto si chiama Bondi Beach, è poco fuori Sydney, Australia. Il lungomare si affaccia su un chilometro di oceano. C’è la passerella sulla spiaggia, c’è un parco giochi, c’è una palestra all’aperto, bar, ristoranti, piscine.
Là vicino c’è anche una delle comunità ebraiche più grandi del Paese, insieme a quella di Melbourne.
La comunità ebraica ortodossa Chabad ha organizzato un evento intitolato “Hanukkah by the Sea”. A partire dal tramonto. Le feste ebraiche rispettano i ritmi del sole e della luna.
L’evento era stato programmato per celebrare l’accensione del candelabro a otto rami di Hanukkah. Era stato pensato per riunire le circa mille persone della comunità ebraica, per festeggiare insieme uno dei momenti più importanti dell’anno.
Hanukkah significa letteralmente “dedicazione”, ed è una delle celebrazioni più antiche della tradizione ebraica.
La festa commemora un evento che risale a un secolo e mezzo prima della nascita di Cristo.
Il popolo ebraico si trovava sotto il dominio dell’Impero Seleucida. I greci volevano ellenizzare, esportare le loro credenze anche su quella terra, dove adoravano un dio strano, geloso, unico.
Nel 175 a.C., il re Antioco IV Epifane aveva vietato le pratiche religiose ebraiche e sconsacrato il Tempio di Gerusalemme costruendoci sopra un altare per Zeus.
In risposta, il sacerdote Mattia e i suoi figli iniziarono una rivolta che divenne biblica. Dopo la morte di Mattia, suo figlio Giuda il Maccabeo guidò gli ebrei in una serie di vittorie contro i seleucidi, riuscendo nel 164 a.C. a riprendere Gerusalemme e a purificare il Tempio, dedicandolo nuovamente al Dio di Israele.
Quando gli ebrei rientrarono nel Tempio riedificato, trovarono una sola giara di olio rimasta intatta, sufficiente per alimentare il candelabro sacro per un solo giorno. Secondo il Talmud, quell’olio bruciò miracolosamente per otto giorni, il tempo necessario a preparare olio nuovo per il rito. Questo miracolo della luce, della vittoria della luce sulle tenebre, divenne il cuore simbolico della festa di Hanukkah, che da allora a oggi gli ebrei festeggiano accendendo ogni sera una candela, per otto sere consecutive.
Anche Gesù, ci racconta Giovanni nel suo Vangelo, la festeggiò.
“Venne la festa della Dedicazione a Gerusalemme. Era inverno, e Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone.”
Gli studiosi cristiani interpretano questo passaggio come Gesù che dichiara di essere lui stesso la realizzazione del significato profondo di Hanukkah, la dedicazione del Tempio.
Ieri, domenica 14, era il primo giorno di Hanukkah.
Padre e figlio stanno sul ponte pedonale. Sono più o meno le sette meno venti, il sole è tramontato.
Il ponte offre una posizione sopraelevata perfetta per ammirare la folla sottostante.
Sajid e Naveed Akram, 50 e 24 anni, risiedono a Bonnyrigg, a sud ovest di Sydney. Posseggono legalmente sei armi da fuoco.
Alle 18.47 i due iniziano a sparare sui bagnanti, sulla folla di fedeli riuniti per la festa.
Non c’è strategia, i colpi partono indiscriminatamente, si spara solo per uccidere e ferire quante più persone possibili.
I testimoni riferiscono che la sparatoria prosegue per circa dieci minuti. Persone in costume da bagno corrono freneticamente verso l’oceano, distante dagli spari. Madri gridano cercando i loro figli. I colpi di fucile echeggiano sulla spiaggia.
Un eroe riesce a intervenire contro uno dei due aggressori, lo coglie di sorpresa alle spalle, a mani nude, lo disarma, prende lui il controllo del fucile. Punta contro al terrorista la sua stessa arma, ma non fa fuoco, lui non è un assassino. Il terrorista si allontana.
La polizia del New South Wales arriva sulla scena. I terroristi e la polizia sparano. Sajid Akram, il padre, viene ucciso. Suo figlio Naveed viene ferito gravemente e catturato.
Dopo, gli investigatori scoprono due ordigni esplosivi di fattura rudimentale in un veicolo nel parcheggio, inesplosi.
Il bilancio ufficiale delle vittime (al momento) accertate è di sedici morti. Hanno un’età compresa tra 10 e 87 anni. Oltre quarantadue persone sono rimaste ferite, ricoverate in ospedale.
Tra le vittime figura il rabbino Eli Schlanger, uno dei principali organizzatori dell’evento.
La vittima più giovane è Matilda, una bambina di soli dieci anni. Sua zia descrive una bambina socievole, brava a scuola, con molti amici. Matilda è trasportata al Sydney Children’s Hospital di Randwick dopo essere stata colpita, ma aveva perso troppo sangue e non è stato possibile salvarla.
Questi morti non sono un incidente isolato.
Dal 7 ottobre 2023 in poi, l’antisemitismo è esploso con una violenza che in Europa e in Occidente non si vedevano da decenni.
A Manchester attaccano una sinagoga durante lo Yom Kippur, a Berlino accoltellano un visitatore del memoriale della Shoah, in Francia gli atti antisemiti aumentano di cinque volte in un anno, in Italia vandalizzano le pietre di inciampo.
Si confonde deliberatamente la critica legittima al governo israeliano con l’odio criminale verso chi è ebreo.
Ma a rendere questa ondata diversa dalle precedenti è il fatto che l’antisemitismo è stato sdoganato dall’altro.
Politici indulgenti, intellettuali compiacenti, pezzi del mondo accademico, militanti “per i diritti umani” che storcono il naso quando sentono nominare le vittime e gli ostaggi ebrei, mentre trovano sempre una formula per spiegare, attenuare, relativizzare la violenza contro gli ebrei stessi.
Così il passo da “resistenza” a “sparare su una festa di Hannukah” diventa, per alcuni, più corto di quanto una società sana dovrebbe tollerare.
Bondi Beach è il risultato estremo di questo clima. Due uomini convinti che il modo migliore per partecipare al dibattito sul Medio Oriente sia aprire il fuoco su delle famiglie mentre accendono delle candele in spiaggia.

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