
Rousseau prima e Disney poi ci hanno convinto che l’essere umano è cattivo.
Solo l’essere umano è crudele.
Solo gli esseri umani fanno la guerra tra loro.
Gli animalisti romantici, gli ecologisti col paraocchi, i fan dei cartoni animati, ci raccontano che gli animali uccidono solo per fame, che gli animali rispettano un equilibrio ecologico sacro.
E invece.
A scuola ti hanno detto che condividiamo il 98,8% del nostro DNA con gli scimpanzé.
Di solito condiscono il dato dicendoti che siamo vicini alla natura, e quanto dovremmo tornare ad essere legati al pianeta, quanto dovremmo imparare da loro.
Quello che non ti hanno detto, perché non lo sanno, è cosa fanno gli scimpanzé quando non ci sono esseri umani che sono lì a nutrirli con le banane.
Ad aprile, su Science, è uscito uno studio che demolisce tutto. (1)
Per trent’anni, i ricercatori hanno tracciato i movimenti degli scimpanzé di Ngogo, nel Kibale National Park in Uganda. Era la più grande comunità di scimpanzé mai registrata sul pianeta. circa 200 individui che cacciavano, dormivano e crescevano i piccoli insieme.
Poi, intorno al 2015, finisce la pace.
Senza che nessun essere umano avesse spostato una foglia o modificato l’ambiente, il gruppo inizia a spaccarsi in due. Una fazione a ovest del parco, una al centro.
Smettono di frequentarsi. I maschi smettono di accoppiarsi con le femmine dell’altro lato. Entro il 2018, tracciano una linea invisibile nella foresta.
Poi iniziano i raid.
Tra il 2018 e il 2024, gli scimpanzé della fazione occidentale iniziano a penetrare nel territorio centrale.
Uccidono 7 maschi adulti e 17 cuccioli, strappandoli letteralmente dal petto delle madri per ucciderli.
Altri 14 maschi svaniscono nel nulla, i corpi non vengono mai più trovati.
Nel frattempo, la popolazione dei carnefici passa da 76 a 108 individui.
John Mitani, un antropologo che ha passato vent’anni in quella foresta, dice: “E’ un evento da estinzione”.
Fossero stati esseri umani avrebbe parlato pulizia etnica.
La fazione centrale è spacciata.
ADDIO ROUSSEAU
Dirai, sono animali, d’altra parte, vivono con le leggi della natura.
Eh.
Jean-Jacques Rousseau ci ha costruito sopra mezza filosofia occidentale. (2)
L’idea che l’uomo nasca puro, pacifico, e che venga corrotto solo successivamente dalla civiltà, dalla proprietà privata, e dalla politica.
L’idea che lo “stato di natura” sia un’età dell’oro.
Nicchie ecologiche isolate come Ngogo dimostrano che nelle comunità di scimpanzé il tasso di mortalità causato da aggressioni letali tra gruppi diversi oscilla tra il 10% e il 15%.
Ti sembra poco?
È la stessa percentuale stimata dagli archeologi per le tribù umane del Paleolitico, prima dell’invenzione dell’agricoltura, dello Stato e delle classi sociali.
Se prendi la storia umana recente, incluse le due guerre mondiali e i totalitarismi del Novecento, la percentuale globale di morti per violenza intergruppo scende sotto l’1%.
Rousseau potrebbe ribattere con l’ars oratoria, ma di fronte ai numeri dovrebbe tacere.
Le istituzioni e la civiltà hanno abbattuto la violenza, non l’hanno creata.
Esattamente il contrario di quanto sostiene il mito del buon selvaggio.
Thomas Hobbes, il filosofo del Leviatano e della “guerra di tutti contro tutti”, aveva capito la biologia molto meglio di Rousseau, secoli prima della scoperta del DNA.
La guerra non è un’invenzione culturale nata con la proprietà privata.
Il pattugliamento dei confini, la creazione di fazioni basate sul “noi contro loro”, e la violenza coordinata per eliminare i vicini sono comportamenti comuni in natura.
Ed è esattamente questo il punto, la guerra è perfettamente naturale.
LA GUERRA NATURALE
Quella che a noi sembra cattiveria è, in realtà, un calcolo.
Gli scimpanzé non fanno guerre d’onore. Non marciano compatti l’uno contro l’altro in una battaglia campale.
No. È una guerra sporca, fatta di agguati.
I maschi della fazione occidentale si muovono in silenzio lungo i confini. Si coordinano. Aspettano ore.
Attaccano solo quando si verifica una condizione precisa. Essere tanti contro uno solo.
Se la pattuglia occidentale che è composta da sei individui intercetta un singolo maschio della fazione centrale che è rimasto isolato, allora lo linciano.
Sei contro uno.
Per gli attaccanti il rischio di subire lesioni è prossimo allo zero.
Il beneficio è enorme. Eliminano un concorrente, sottraggono territorio, accedono a nuove risorse.
Se lo scontro rischiasse di essere ad armi pari, gli scimpanzé si ritirerebbero.
LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI
Condividiamo il 98,8% del DNA con gli scimpanzé.
Questo però non significa che la natura ci abbia consegnato un destino biologico rigido e già scritto.
Non siamo predestinati alla violenza.
Quello che significa essere così vicini agli scimpanzé, è che ci siamo evoluti usando gran parte della “cassetta degli attrezzi” della loro specie (che è stata per lungo tempo anche la nostra). (3)
All’interno della cassetta troviamo il meccanismo che divide il mondo in “noi” e “loro”, l’impulso all’aggressività per la difesa del territorio, e la tendenza a coalizzarci per eliminare chi sta dall’altra parte della linea invisibile che tracciamo come confine.
Quando la comunità di Ngogo ha iniziato a spaccarsi, gli scimpanzé hanno fatto l’unica cosa che la loro biologia consentiva.
Hanno tirato fuori dalla cassetta degli attrezzi il martello della violenza.
Non avendo altri strumenti per arrestare l’escalation, la guerra è diventata un esito inevitabile e proseguirà fino al totale annientamento della fazione centrale.
I primati non hanno meccanismi per negoziare una tregua. Le scimmie non si siedono al tavolo dei negoziati.
Noi esseri umani abbiamo ereditato la stessa identica cassetta degli attrezzi.
Quello che abbiamo fatto, però, in più, è stato usare l’intelletto per forgiare altri strumenti, oltre al martello della violenza.
Abbiamo inventato i trattati di pace, la diplomazia, il commercio internazionale, i confini legali, e i tribunali.
Sono astrazioni faticose, imperfette, costantemente a rischio di collasso, ma capaci di interrompere la logica della violenza.
Rousseau credeva che la società e le sue strutture avessero corrotto l’uomo, strappandolo a un paradiso originario. Gli scimpanzé ci dimostrano l’esatto contrario.
Lo stato di natura è una foresta in Uganda dove ci si sbrana per un pezzo di terra con due alberi di banane.
La civiltà è il salvagente che ci impedisce di autodistruggerci.
- Aaron A. Sandel, Yixuan He, Junpeng Ren, Yik Lun Kei, Kevin C. Lee, Isabelle R. Clark, Rachna B. Reddy, et al. Lethal conflict after group fission in wild chimpanzees. Science, Aprile 2026.
- Sul piano filologico, Jean-Jacques Rousseau (in particolare nel Discorso sull’origine dell’ineguaglianza) non negava la violenza individuale in natura, ma sosteneva che la guerra propriamente detta (il conflitto organizzato, strategico, e finalizzato alla sottomissione del rivale) fosse un prodotto artificiale della società, della proprietà privata, e dello Stato. Gli scimpanzé non possiedono strutture culturali, istituzioni politiche, e proprietà privata, eppure pianificano raid coordinati, gestiscono confini territoriali, e fanno imboscate. La violenza geopolitica e strutturata preesiste alla civiltà. La violenza non è un’invenzione della cultura che corrompe la natura. La violenza è una strategia evolutiva per il controllo delle risorse.
- Per l’esattezza, va specificato che l’uomo condivide la stessa identica distanza genetica (~1,2% di divergenza) sia con lo scimpanzé comune (Pan troglodytes), quello di cui stiamo parlando qui in questo articolo, sia con il bonobo (Pan paniscus). Queste due specie si sono separate circa 2 milioni di anni fa. Di fronte alle pressioni ambientali, lo scimpanzé ha specializzato i suoi strumenti evolutivi sull’aggressività e il pattugliamento dei confini. Invece il bonobo ha sviluppato una cassetta degli attrezzi opposta, basata su società matriarcali e sulla risoluzione delle tensioni tramite meccanismi socio-sessuali. L’evoluzione umana è un mosaico biologico che ha ereditato entrambe le potenzialità. Possediamo la capacità di pianificare stermini coordinati (linea scimpanzé) e la plasticità sociale per cooperare pacificamente con perfetti sconosciuti (linea bonobo).

Rispondi