Nel 2014, un simpatico gruppetto di ricercatori svedesi ha studiato il numero totale dei crimini commessi a livello nazionale e ha scoperto una cosa interessante. (1)
L’1% della popolazione totale risultava aver commesso il 63,2% di tutti i reati violenti.
24.342 persone avevano commesso 148.168 crimini. Sono sei crimi a testa, più o meno. Gente tranquilla.
In più, i nostri amici scandinavi hanno appurato che dopo tre condanne il 68% si era reso colpevole di almeno un altro crimine.
Dopo sette crimini, la probabilità di commettere un altro reato saliva all’80%, e dopo 11 crimini raggiungeva il 90%.
Il gruppetto di appassionati di dati ha stabilito che se si fossero evitati i crimini dopo la terza condanna, il 53% di tutti i reati violenti sarebbe stato evitato.
Cerchiamo di ricordarci questo dato: dopo la terza condanna, metà dei crimini totali. Ne riparleremo più avanti.
Questi dati sono confermati anche da studi precedenti. Ad esempio, a Philadelphia hanno trovato che il 6.3% dei criminali cosiddetti cronici erano responsabili del 52% dei crimini (2). Uno studio UK del 1953 (3) ha sostanzialmente gli stessi dati, con il 7% della coorte studiata responsabile del 65% di tutti i crimini.
La componente genetica
Gli studi sui gemelli hanno mostrato che circa il 50% della varianza nel comportamento antisociale è spiegato da fattori genetici (4).
Per forme più gravi di criminalità questa percentuale sale parecchio.
La delinquenza recidiva ha una ereditarietà del 67% (5), l’aggressività ha una ereditarietà del 65% (4), e il disturbo della personalità viene ereditato nel 69% dei casi (4).
Nel 2014, uno studio finlandese (6) sui reclusi condannati ha scoperto che due geni (il gene MAOA e una variante del gene CDH13) sono associati a un comportamento estremamente violento (almeno 10 omicidi, tentati omicidi o aggressioni commessi).
Tra i reclusi non violenti non è stato osservato alcun segnale sostanziale per i due geni. Questo ha indicato ai ricercatori che questi risultati erano specifici per i reati violenti e non attribuibili ad abuso di sostanze o disturbo di personalità antisociale.
L’Europa come laboratorio
Se riuscissimo quindi ad isolare questa minuscola parte della popolazione che è recidivamente violenta, elimineremmo la gran parte dei crimini.
Direte, non abbiamo la controprova di questa tua teoria. Il controfattuale, direbbero quelli bravi. E invece. Leggete.
Nel 2015 un paio di antropologi hanno pubblicato uno studio fondamentale (7) che sembra scritto apposta per noi.
Attraverso il monopolio dell’uso della forza, lo Stato tende a pacificare le relazioni sociali.
Questa pacificazione è proceduta lentamente in Europa occidentale tra il V e l’XI secolo, ostacolata dalla natura rudimentale dell’applicazione della legge (…) e dall’opposizione della Chiesa alla pena di morte.
Questi ostacoli iniziarono a dissolversi nell’XI secolo con un consenso tra Chiesa e Stato secondo cui i malvagi dovevano essere puniti affinché i buoni potessero vivere in pace.
I tribunali imposero sempre più spesso la pena di morte e, nel tardo Medioevo, condannavano a morte tra lo 0,5 e l’1% di tutti gli uomini di ogni generazione, con forse un numero equivalente di colpevoli giustiziati sul luogo del crimine o in prigione in attesa del processo.
Nel frattempo, il tasso di omicidi crollò dal XIV secolo al XX.
Il serbatoio di uomini violenti si prosciugò fino a quando la maggior parte degli omicidi avvenne in condizioni di gelosia, intossicazione, o estremo stress.
In sostanza questa coppia di studiosi dell’umanità ci dice che per quattro secoli in Europa gli Stati hanno giustiziato costantemente quel maledetto 1% della popolazione, e questo ha eliminato i geni violenti dalla popolazione, riducendo nel tempo il tasso degli omicidi.
Uno studio simile conferma i dati (8). In Inghilterra, in quello stesso periodo i tassi di omicidio passarono da 20-40 ogni 100.000 persone nel tardo Medioevo fino a raggiungere 0,5-1 omicidi per 100.000 nel 1900 secolo.
I due antropologi propongono un modello semplice. Le esecuzioni sistematiche rimuovevano dalla popolazione riproduttiva gli uomini più inclini alla violenza. Allo stesso tempo, la nuova norma culturale di monopolio statale della violenza rendeva meno utile un individuo naturalmente aggressivo e violento, anche se non catturato dalla giustizia. Nel corso di generazioni (10-15 generazioni tra il 1500-1750), questa doppia pressione selettiva avrebbe progressivamente modificato la composizione genetica della popolazione europea riducendo la prevalenza di tratti genetici associati alla violenza impulsiva.
È stata empiricamente documentata (9) la correlazione tra i tassi di esecuzione e il declino della violenza in Europa medievale e moderna, dimostrando come questa cosa fosse comune nelle società europee dall’Inghilterra all’Italia, passando per la Scandinavia e i Paesi Bassi.
Un laboratorio genetico durato secoli.
Altri ricercatori (10) confermano che l’esecuzione capitale è stato il meccanismo principale attraverso il quale la specie umana si è auto-domesticata. In alcune società preindustriali (ad esempio in Nuova Guinea), oltre il 15% degli uomini moriva per esecuzione capitale, suggerendo che questo meccanismo sia operativo in contesti molto diversi.
Un limite della teoria è che molti effetti criminali potrebbero essere semplicemente dovuti a cambiamento culturale piuttosto che a una selezione genetica vera e propria. La cultura cambia in una generazione, mentre i geni richiedono decine di generazioni.
Un’altra critica è che molti criminali giustiziati avevano già procreato prima di essere catturati e uccisi, riducendo così l’intensità della selezione genetica.
Tuttavia, il dibattito accademico non è “se” la selezione genetica abbia avuto un ruolo, ma “quanto” sia stata significativa.
A New York ci hanno provato
Ok, direte, bel discorso, ma mica ci possiamo mettere a giustiziare sistematicamente l’1% della popolazione sulla base di questa tua fantasiosa teoria. Eh, certo, siamo democratici ed evoluti.
Qualche lezione la possiamo trarre lo stesso. Anzi, qualcuno l’ha già fatto.
Siamo nel 1990 a New York. Vi vengono in mente i film di Natale ambientati a Central Park, vi viene in mente Friends, vi viene in mente Woody Allen. Invece dovreste immergervi nella città del primo Robocop (che era ambientato a Detroit, ma ce lo facciamo andar bene), oppure nella Gotham City prima di Batman.
Nell’anno 1990 la città di New York mette a registro 2.262 omicidi, 224.000 rapine e 147.000 furti d’auto.
Vuol dire che ogni giorno ci sono almeno seicento rapine e sei morti ammazzati. Un posto sereno dove portare la famiglia in vacanza.
Droga, gang, povertà, la metropolitana una zona di guerra, Times Square un bordello a cielo aperto.
Rudolph Giuliani viene eletto sindaco nel 1993 con il 51% dei voti promettendo di essere duro contro il crimine.
Il suo piano si sviluppa in tre parti. La mappatura dati crimini in tempo reale (CompStat), tolleranza zero per reati minori (Broken Windows), e la regola dei Three Strikes. Tre colpi e sei fuori, come nel baseball. Ve lo ricordate quel dato per cui se si prevenissero i reati dei criminali dopo la terza condanna si eviterebbero la metà dei crimini totali? Eccoci qua.
La Three Strikes non è una legge statale, ma una politica del dipartimento di polizia. Dopo due condanne gravi (omicidio, rapina armata, stupro, aggressione aggravata, robette così), la terza comporta in automatico un minimo 25 anni di carcere senza libertà condizionale.
Giuliani impone arresti di massa. 100.000 persone all’anno vengono arrestate per reati minori.
La polizia mappa i criminali recidivi e li isola.
Con quali risultati?
Omicidi -73%, rapine -67%, furti d’auto -73%. Giuliani rieletto quattro anni dopo. New York passa da essere la capitale del crimine a meta di turismo di massa.
Ma Giuliani, come abbiamo visto, non ha inventato nulla.
Ha solo applicato, con un computer e qualche statistica in più, esattamente quello che l’Europa medievale aveva già fatto con una forca e un prete.
L’idea era la stessa. Individua quel maledetto 1%, isolalo dalla circolazione, e guarda il numero dei crimini crollare.
Il sistema è provato da dati storici e da applicazioni moderne.
Basterebbe copiare.
Bibliografia
- “The 1% of the population accountable for 63% of all violent crime convictions”, Orjan Falk, Märta Wallinius, Sebastian Lundström, Thomas Frisell, Henrik Anckarsäter, Nóra Kerekes.
- “Delinquency Careers: Innocents, Desisters, and Persisters”, Alfred Blumstein, David P.Farrington, and Soumyo Moitra
- “Crime, persistent offenders and the justice gap”, Richard Garside
- “Heriabilty of Antisocial Behavior”, Tina Kretschmer, Matt DeLisi
- “Developmental Trajectories of Delinquent and Aggressive Behavior: Evidence for Differential Heritability”, Joshua Isen, Catherine Tuvblad, Diana Younan, Marissa Ericson, Adrian Raine, Laura A Baker
- “Genetic background of extreme violent behavior”, J Tiihonen, M-R Rautiainen, H M Ollila, E Repo-Tiihonen, M Virkkunen, A Palotie, O Pietiläinen, K Kristiansson, M Joukamaa, H Lauerma, J Saarela, S Tyni, H Vartiainen, J Paananen, D Goldman & T Paunio
- “Western Europe, state formation, and genetic pacification”, Peter Frost, Henry C Harpending
- “Historical Trends in Violent Crime: A Critical Review of the Evidence”, Ted Robert Gurr
- “Execution, violent punishment and selection for religiousness in medieval England”, Edward Gutton, Guy Madison
- “The Execution Hypothesis for the Evolution of a Morality of Fairness”, Richard Wrangmann

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