Jon Richelieu-Booth, consulente IT di 50 anni dal West Yorkshire, ha commesso un crimine terribile: ha postato una foto su LinkedIn.
Nella foto l’uomo appare con un fucile durante una vacanza in Florida, dove possedere e usare armi da fuoco è perfettamente legale.
Tornato in Inghilterra, Jon è stato arrestato. Il suo crimine è stato quello di aver postato una foto che ha causato “disagio”.
Benvenuti nella Gran Bretagna del 2025.
La storia di Richelieu-Booth è il sintomo di una malattia sistemica nelle democrazie occidentali. L’erosione della libertà personale attraverso l’espansione indefinita del diritto penale.
E quello che accade a Londra rischia di arrivare anche qui.
Cos’è successo
Il 13 agosto 2025, Jon posta una fotografia su LinkedIn. La foto lo ritrae mentre maneggia un fucile da caccia, durante una vacanza in Florida.
Sul post Jon scrive un messaggio sulla routine della sua giornata lavorativa (in contrasto con la sua vacanza americana). Nulla di minaccioso, nulla di insolito (per chi visita la Florida e ha amici parecchio yankee).
Poco tempo dopo, tornato a casa, due agenti della West Yorkshire Police si presentano a casa sua, per “metterlo in guardia” sul contenuto del suo post. Gli suggeriscono di stare attento a ciò che scrive online e di considerare come potrebbe “colpire i sentimenti altrui”. Richelieu-Booth, forse pensando che gli agenti siano lì per il fucile, si offre di fornire le prove che la foto è stata scattata negli Stati Uniti, per dimostrare che lui non è una minaccia per nessuno. Gli agenti rispondono che non è necessario.
Il 24 agosto, mentre dorme, altri due poliziotti si presentano a casa sua. Stavolta niente avvertimenti, il nostro Jon viene arrestato. Viene trattenuto in cella tutta la notte. L’accusa formale è possesso di arma da fuoco con intenzione di minacciare violenza, oltre che una vaga accusa di stalking perché sulla foto del suo post era visibile anche una abitazione.
Richelieu-Booth viene rilasciato con cauzione, ma l’incubo è appena iniziato.
La polizia gli sequestra telefono e i computer. Questo significa che Jon non può lavorare.
L’incubo dura tre mesi.
Le accuse di possesso di arma da fuoco e stalking vengono abbandonate.
Ma le autorità trovano un nuovo pretesto. Un reato di disturbo dell’”ordine pubblico” basato su un “diverso post” su social media. A Richelieu-Booth non viene neppure detto di che post si tratti.
Il 25 novembre, Jon avrebbe dovuto comparire davanti al tribunale dei magistrati di Bradford.
Una settimana prima, la Crown Prosecution Service ritira l’accusa, dichiarando che non ci sono “prove sufficienti per presentare un’accusa con una possibilità concreta di condanna”.
Tredici settimane di calvario, per un’accusa ritenuta infondata prima ancora di arrivare a processo.
La legge vaga è un’arma
Tutto questo poggiava sul Public Order Act 1986, una legge scritta con un linguaggio deliberatamente vago.
La Sezione 4A criminalizza chiunque usi “parole, comportamento minaccioso, offensivo o ingiurioso” con “intenzione” di causare “molestie, allarme o disagio”.
La Sezione 5 elimina addirittura il requisito dell’intenzione, basta solo che il comportamento sia “
alla portata dell’udito o della vista di una persona che potrebbe essere oggetto di molestie, allarme o disagio”.
Una legge così formulata non punisce azioni specifiche, ma chi causa disagio, un concetto totalmente indefinibile.
Chi decide se una fotografia causa “allarme”? Chi stabilisce il livello di “disagio” tollerabile? Dipende dall’agente di polizia, dal tribunale, dal sentimento popolare.
Una legge così formulata è tecnicamente neutrale, ma praticamente totalitaria. Consente arbitrariamente di criminalizzare qualsiasi comportamento affermando che ha causato “disagio” a qualcuno.
La legge fu concepita nel 1986 con lo scopo (legittimo) di prevenire disordini pubblici, violenze, manifestazioni di odio. È stata poi estesa fino a colpire una fotografia pubblicata su una piattaforma social.
È il meccanismo tipico dell’espansione dello Stato, inizia con scopi limitati e circoscritti, poi si allarga indefinitamente fino a colonizzare ogni aspetto della vita ordinaria. Come un virus.
Il rovesciamento del principio di innocenza
In teoria, lo Stato deve provare che hai commesso un reato. Tu sei innocente fino a prova contraria.
A Jon è successo il contrario. Offre di fornire prove che la foto era scattata negli Stati Uniti? Non importa. Viene comunque arrestato.
Richelieu-Booth non ha dovuto provare la sua innocenza di fronte a un tribunale, ha dovuto giustificare il suo comportamento ai poliziotti prima ancora che venisse formulata un’accusa coerente.
L’onere della prova è stato rovesciato. Lo Stato avrebbe potuto prolungare indefinitamente questa persecuzione.
Questo è il vero significato di un potere poliziesco non limitato, ovvero la capacità di farti soffrire attraverso il sistema legale stesso, indipendentemente dall’esito finale.
La sovrapproduzione normativa
Il caso britannico non è isolato. È una tendenza globale nelle democrazie occidentali. Le leggi vengono prodotte sempre in maggior numero e con un linguaggio sempre più vago.
Negli ultimi decenni i parlamenti occidentali hanno generato un numero straordinario di nuove leggi. Molte sono formulate con termini indefiniti: “comportamento indesiderato”, “disturbo della quiete pubblica”, “vilipendio”, “incitamento all’odio”. Il confine del comportamento legale rimane deliberatamente ambiguo.
Una legge vaga crea spazi di arbitrio che il potere esecutivo può sfruttare a piacimento. Una legge precisa, invece, vincola il potere e lo costringe alla trasparenza.
Gli Stati preferiscono le leggi vaghe.
Il risultato è che tutti siamo potenzialmente criminali. Chiunque, in qualsiasi momento, può scoprire di aver violato una norma, perché un’autorità ha interpretato il nostro comportamento come trasgressivo secondo criteri soggettivi.
Questo crea un controllo sociale perfetto. Non è necessario arrestare tutti. Basta che la popolazione sappia di poter essere arrestata in qualsiasi momento, per qualsiasi cosa.
La paura diventa il meccanismo con cui conformare la società.
L’Italia ha una lunga tradizione di leggi vaghe.
I reati di “vilipendio” e “diffamazione” online rimangono straordinariamente ampi. Le indagini per “istigazione a delinquere” attraverso i social media si moltiplicano. I processi per “minaccia” basati su screenshot di post sono frequenti.
Le democrazie europee tendono a copiare reciprocamente questi meccanismi. Ciò che inizia a Londra, raramente rimane isolato a Londra.
Il principio del danno concreto
Una democrazia liberale dovrebbe poggiare su un principio semplice. Solo il comportamento che causa danno concreto e dimostrabile a terzi dovrebbe essere criminalizzato.
Postare una fotografia come quella di Jon non causa danno concreto a nessuno. Non minaccia la sicurezza fisica di alcuno. Non diffonde informazioni false. Non estorce, non ricatta, non aggredisce. Semplicemente, esiste nello spazio pubblico della piattaforma digitale.
Se il solo fatto che qualcuno possa sentirsi “allarmato” o “a disagio” a causa del contenuto di un post è sufficiente per criminalizzare, allora la libertà di espressione non esiste.
Una democrazia che criminalizza il disagio non è una democrazia, ma una società costruita sulla conformità forzata dei sentimenti, dove lo Stato agisce come arbitro supremo di ciò che è “appropriato” pensare e dire.
La responsabilità dei poliziotti
Una domanda rimane senza risposta nel caso di Richelieu-Booth: chi è responsabile per le 13 settimane di calvario?
Gli agenti di polizia che lo hanno arrestato, sequestrato i dispositivi, e lo hanno trascinato attraverso il sistema legale sapevano, o avrebbero dovuto sapere, che l’accusa era fragile. Eppure hanno proceduto. Hanno agito come se il potere di avviare procedimenti penali fosse equivalente al diritto di farlo.
In una società di diritto, gli agenti pubblici che abusano del loro potere dovrebbero essere personalmente responsabili. Non dovrebbero godere di immunità totale solo perché agiscono “in buona fede” o “nel corso dei loro doveri”. Se io posso essere trascinato in tribunale per aver postato una foto, gli agenti che mi perseguono illegittimamente dovrebbero poter essere processati a loro volta.
Richelieu-Booth ha annunciato l’intenzione di sporgere denuncia contro la West Yorkshire Police. È un suo diritto. Ma la vera questione è se il sistema legale britannico gli permetterà davvero di ottenere giustizia. Raramente accade che i poliziotti rispondano personalmente dei loro abusi. Lo Stato, di solito, protegge sé stesso.
La tirannia della normalità
Alexis de Tocqueville mise in guardia contro un tipo particolare di tirannia, quella che si esercita attraverso il controllo subdolo del conformismo. Una tirannia dove la maggioranza, o il potere, criminalizza chiunque osi uscire dal tracciato prestabilito.
Una società dove l’innovazione, la critica, l’eccentricità, l’esercizio della libertà personale sono criminalizzati, diventa una gabbia. Una gabbia dove il diritto penale diventa lo strumento per mantenere l’ordine attraverso il divieto di comportamenti non conformi.
Una questione di princìpi
In Italia, come in tutta Europa, i diritti di libertà di espressione e libertà personale sono tutelati dalla Costituzione italiana (Articoli 19 e 21) e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (Articoli 8 e 10). Questi diritti sono limiti costituzionali al potere dello Stato.
Una legge che criminalizza il “disagio” soggettivo viola questi principi. Viola il diritto di esprimere il proprio pensiero. Viola il diritto alla vita privata. Viola il diritto a una vita libera dall’interferenza arbitraria dello Stato.
Quando una democrazia liberale consente al potere di interpretare in modo così estensivo il suo diritto di renderci criminali, i princìpi costituzionali diventano carta straccia.
Ogni volta che uno Stato arresta qualcuno per un comportamento ordinario, ogni volta che criminalizza il disagio, dovremmo alzare la voce.
Perché quello che accade in Gran Bretagna prefigura quello che accadrà altrove. E quello che inizia con una foto, continua con un post, poi una conversazione, finché alla fine il silenzio diventa il comportamento legale predefinito, e la libertà diventa un crimine.

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