La stretta anti-immigrazione a Londra

Il governo britannico guidato dal primo ministro laburista Keir Starmer sta attuando una drastica riforma del sistema di asilo del Regno Unito.

Queste misure rappresentano un cambio nella politica migratoria britannica e sono specchio della crescente pressione politica esercitata dal partito di estrema destra Reform UK, che negli ultimi sondaggi supera il Partito Laburista nei consensi.​​

Cosa cambia?

La ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha annunciato un inasprimento delle condizioni di asilo.

Lo status di rifugiato diventa temporaneo. Ora, in Regno Unito, lo status di rifugiato dura cinque anni, dopodiché le persone possono richiedere la residenza permanente indefinita. Con la nuova politica, lo status di rifugiato sarà rivisto ogni due anni e mezzo, permettendo il rimpatrio qualora il Paese d’origine sia giudicato nuovamente sicuro.​​

Chi arriva nel Regno Unito attraverso canali illegali (come le attraversate in gommone sul Canale della Manica) dovrà attendere vent’anni prima di potere richiedere la residenza permanente, rispetto ai cinque anni attuali. Prendendo in considerazione tutti i Paesi europei, questo è il periodo più lungo in assoluto.

Anche chi arriva legalmente avrà comunque tempi allungati, perché anche chi arriva attraverso rotte legali dovrà aspettare dieci anni invece di cinque.​

Il governo britannico sta inoltre valutando di ritirare alloggio e sussidi settimanali a coloro che hanno il diritto di lavorare ma non lo fanno, oltre a chi viola le leggi o commette crimini.​

Perché?

La politica restrittiva mira a scoraggiare i richiedenti asilo dal raggiungere il Regno Unito, e ad affrontare la crescente pressione politica legata all’immigrazione clandestina.

Nel 2024 circa 37.000 persone hanno attraversato il Canale della Manica illegalmente, una cifra in aumento del 25% rispetto all’anno precedente.

Mahmood ha descritto il sistema britannico come “eccessivamente generoso” rispetto ad altri Paesi europei e ha utilizzato l’espressione “biglietto d’oro” per riferirsi a quello che considera un incentivo per i trafficanti di migranti.​

L’ispirazione danese

Queste misure sono direttamente ispirate dalla Danimarca, governata dalla prima ministra socialdemocratica Mette Frederiksen.

La Danimarca ha sviluppato uno dei sistemi di asilo più restrittivi d’Europa, anche se governata da un partito di centro-sinistra.​

Il modello danese prevede lo status temporaneo iniziale di soli due anni, i più la Danimarca consente alle autorità di confiscare gli oggetti di valore ai richiedenti asilo per finanziare il loro soggiorno nel Paese.​

I requisiti per il ricongiungimento familiare, poi, prevedono un’età minima di 24 anni, test di lingua danese, e la verifica della disponibilità economica dei richiedenti di poter mantenere le persone che arrivano.

In Danimarca le aree dove più del 50% della popolazione è composta da immigrati e loro discendenti da Paesi “non occidentali” sono soggette a restrizioni sulla riunificazione familiare e perdita al diritto di case popolari.​

Nel 2019, Frederiksen ha dichiarato apertamente l’obiettivo di raggiungere “zero richiedenti asilo“, un segnale che ha fatto da apripista per altre politiche restrittive in Europa.​

Il contesto politico

Il partito di estrema destra Reform UK, guidato da Nigel Farage, sta guadagnando consensi nei sondaggi. Secondo un sondaggio di novembre 2025, Reform UK è al 33%, davanti ai Laburisti al 20% e ai Conservatori al 17%.​

Farage ha a lungo sfruttato il tema dell’immigrazione per costruire il suo consenso politico. Il primo ministro Starmer, che in precedenza si era opposto alla retorica anti-immigrazione e aveva affermato “accogliamo i migranti, non li stigmatizziamo,” si trova ora sotto pressione politica considerevole.​

Le critiche

Dalle organizzazioni per i diritti umani e da alcuni deputati laburisti stessi sono arrivate critiche.

Questi avvertono che le misure potrebbero spingere i richiedenti asilo “nell’illegalità” e renderli ancora più vulnerabili allo sfruttamento.​

Sile Reynolds di Freedom from Torture, ha dichiarato: “O tutti abbiamo diritti umani, oppure nessuno li ha.”​

Resta da vedere se questa strategia del governo labourista riuscirà a contrastare l’ascesa di Reform UK.

La storia della migrazione nel Regno Unito suggerisce che i tentativi di scoraggiare gli arrivi attraverso restrizioni normative raramente ottengono i risultati desiderati senza affrontare le cause sottostanti dei flussi migratori

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