L’Italia tassa i pacchi extra UE.

L’Italia sta elaborando una strategia fiscale volta a introdurre una tassa sui pacchi postali a basso valore provenienti da paesi extra-europei, con l’obiettivo dichiarato di proteggere l’industria della moda nazionale da una concorrenza aggressiva rappresentata soprattutto dalle piattaforme cinesi di e-commerce come Shein e Temu.​

Il meccanismo della tassa

La proposta prevede l’applicazione di una tassa di 2 euro su ogni pacco di peso inferiore a 2 chili proveniente da paesi non europei.

A livello europeo, è stata approvata una tassa di 1 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro, una misura che rappresenta l’eliminazione della tradizionale soglia di esenzione doganale. La normativa europea prevede l’entrata in vigore nel 2028, ma l’Italia ha chiesto di anticiparla al 2026, una richiesta già accolta dall’Ecofin (il Consiglio economico e finanziario dell’UE).​

Il tema della tassazione dei pacchi extra-UE è diventato prioritario a livello continentale.

L’anno scorso, le autorità doganali europee hanno gestito circa 4,6 miliardi di spedizioni di basso valore, il 91% delle quali provenienti dalla Cina e il doppio rispetto al 2023.

La Francia ha già intrapreso un percorso autonomo applicando una tassa fissa su ogni pacco proveniente da paesi terzi fin dal settembre scorso.

Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato la necessità di “regole europee forti e rapide per contenere l’aggressione non-europea che invade il nostro mercato con prodotti a buon mercato e senza regolamentazione”.​

Tutela industriale

La proposta nasce dalla necessità di riequilibrare le condizioni di concorrenza nel mercato. Le piattaforme cinesi operano mantenendo pochi magazzini in Europae gestendo gli ordini tramite spedizioni dirette dalla Cina in pacchi di valore inferiore a 150 euro, evitando così controlli doganali, dazi e i costi di gestione dei magazzini europei. Questa strategia, che sfrutta intensivamente il trasporto aereo per ridurre i tempi di consegna, ha reso questi attori digitali enormemente competitivi rispetto ai rivenditori tradizionali europei.​

La Federazione Moda Italia-Confcommercio ha accolto favorevolmente la proposta governativa, sottolineando come sia necessario affrontare “gli impatti di sostenibilità economica e ambientale generati dall’ultra-fast fashion, che drenano significative risorse dalla nostra economia e dalle casse dello Stato”.​

La misura è stata inserita come possibile emendamento nella prossima legge di bilancio e potrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno. Il governo ha sottolineato che “vogliamo garantire condizioni più giuste per tutti senza creare difficoltà ai consumatori”, sebbene l’impatto effettivo rimanga ancora da valutare.

Rispondi

Scopri di più da Sette Dracme

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere