Angela Merkel e il paradosso del successo dell’estrema destra in Europa

Visti i successi elettorali dei partiti di destra, ci chiediamo, ma una volta, la gente era più “di sinistra”?

I successi del movimento MAGA negli USA, AfD in Germania, il  Rassemblement national in Francia, Vox in Spagna, e Fratelli d’Italia sembrano suggerire che l’elettorato occidentale si sia spostato a destra negli ultimi anni.

La ricerca del politologo Vicente Valentim rivela che il successo contemporaneo dell’estrema destra non è solo dovuto a un cambio nelle preferenze politiche degli elettori, ma piuttosto a un meccanismo di normalizzazione sociale che ha trasformato il modo in cui le persone esprimono le loro convinzioni politiche. Cerchiamo di spiegarci.​

La teoria

Valentim, ricercatore presso l’Università di Oxford, ha vinto il prestigioso Premio Klingemann 2022 per il suo articolo sulla “Normalizzazione del supporto all’estrema destra”.

La sua ricerca, pubblicata su Comparative Political Studies, individua la causa del successo dei partiti di estrema destra non in un cambiamento nei valori degli europei, ma nell’erosione delle norme sociali che storicamente avevano scoraggiato l’espressione pubblica di preferenze verso l’estrema destra.​

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le democrazie europee avevano sviluppato forti norme sociali contro il razzismo, il nazionalismo, e l’autoritarismo. Gli individui con queste convinzioni potevano mantenerle privatamente, ma sentivano forte pressione sociale a non esprimerle pubblicamente per evitare giudizio e ostracismo sociale. Il voto, essendo un atto privato, permetteva loro di votare coerentemente con le loro preferenze.

​In soldoni, Valentim dice che una volta i fascisti si vergognavano di esprimere la loro preferenza per Benito in pubblico, mentre ora non è più così.

Da privato a pubblico

Valentim dimostra che una volta che i partiti di estrema destra ottengono la rappresentanza parlamentare, i loro sostenitori si sentono più a loro agio nel manifestare pubblicamente il loro supporto.

Il ricercatore ha condotto tre studi che confermano questo fenomeno. Ha comparato il numero di persone che votano per partiti di estrema destra con quelli che ammettono di averlo fatto nei sondaggi. Valentim ha scoperto che, quando un partito entra in parlamento, il numero di persone che ammettono pubblicamente di aver votato per quel partito aumenta significativamente.

Per ogni dieci persone che supportano un partito di estrema destra, altri quattro o cinque più sono disposti ad ammettere pubblicamente questo supporto dopo che il partito ha ottenuto la rappresentanza parlamentare.

Angela Merkel e il caso tedesco

Il caso della Cancelliera Angela Merkel illustra perfettamente questa dinamica. Nel 2015, Merkel pronunciò il celebre discorso “Wir schaffen das” (“Ce la faremo”), annunciando una politica di accoglienza verso oltre un milione di rifugiati dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq.

Questa decisione ha avuto conseguenze politiche inattese.

Da un lato, ha rappresentato un momento di grande solidarietà, con centinaia di migliaia di volontari tedeschi che si mobilitarono per accogliere i rifugiati, creando una “Willkommenskultur” (cultura dell’accoglienza).

Dall’altro, la decisione ha fornito un catalizzatore perfetto per la normalizzazione della retorica anti-immigrazione e dell’estrema destra.

Alternative für Deutschland (AfD), fondato nel 2013 come partito euroscettico, aveva sempre ricevuto solo tra il 6 e il 10% dei voti alle elezioni. Dopo l’annuncio di Merkel, il partito si è trasformato da forza marginale a protagonista, sfruttando il risentimento verso la politica dell’accoglienza.

Paradossalmente, come ha sottolineato il politologo Cas Mudde, la salita delle preferenze per l’AfD è stata particolarmente forte nell’ex Germania Est, dove gli immigrati costituivano solo il 5% della popolazione. Eppure il partito ha fatto il pieno di voti.

Forse quindi il problema non era tanto l’immigrazione, ma la percezione che la leadership tradizionale avesse perso il controllo sulla questione. E che, come suggerisce Valentim, si fossero indebolite le norme sociali contro l’espressione di certe idee.

Nel 2017, AfD è entrata in Parlamento con il 12,6% dei voti, trasformandosi da partito ai margini della scena a protagonista politico con cui scendere a compromessi.

Questo ingresso ha ulteriormente normalizzato il discorso di estrema destra nello spazio politico tedesco.

La normalizzazione

Valentim descrive questo processo come un ciclo di rinforzo mutuo.

I politici di estrema destra hanno un incentivo proporre piattaforme radicali e a fare appello a quei sentimenti rimasti fino a quel momento nascosti.

Il loro successo elettorale, a sua volta, fa capire che le norme sociali si sono indebolite, incoraggiando le persone a esprimere pubblicamente le loro preferenze che prima erano stigmatizzate.

Nel libro “The Normalization of the Radical Right“, pubblicato da Oxford University Press, Valentim argomenta che la crescita del comportamento di estrema destra non è dovuta a un cambio nelle preferenze degli individui, ma a un aumento nella possibilità di esprimere quelle preferenze in pubblico, una volta che le norme sociali si sono indebolite.

La ricerca di Valentim suggerisce che tornare indietro, o, per dirla come uno bravo, la re-stigmatizzazione dell’estrema destra potrebbe essere difficile o impossibile, una volta che il processo di normalizzazione che abbiamo descritto è iniziato.

Uno studio recente di Cambridge (Re-Stigmatizing the Radical Right: A One-Way Street?) ha testato degli interventi volti ad aumentare lo stigma politico contro Vox in Spagna, ma nessuno ha funzionato. Anzi, hanno trovato che in qualche caso il tentativo è stato addirittura controproducente.

La normalizzazione potrebbe essere una “strada a senso unico”.

Norme sociali

Tornando alla domanda iniziale: no, gli elettori europei nel passato non erano più “di sinistra”.

Quello che è cambiato è la norma sociale che regolava l’espressione delle preferenze verso l’estrema destra. I decenni dopo la guerra mondiale avevano creato un tabù normativo così forte contro l’autoritarismo, il razzismo, e il nazionalismo che chi aveva queste convinzioni non osava manifestarle pubblicamente.

L’ascesa dell’estrema destra contemporanea rappresenta quindi non un cambio nelle preferenze sottostanti, ma l’erosione delle norme sociali che le tenevano nascoste.

In questo senso, la ricerca di Valentim suggerisce che la situazione è più delicata di quanto immaginato. Non si tratta di convincere le persone a cambiare idea, ma di comprendere come le norme sociali si trasformano e come i politici possono sfruttare questa trasformazione.

Aveva ragione Angela Merkel?

Se si trattasse esclusivamente di una questione umanitaria, molti potrebbero argomentare che accogliere rifugiati in fuga dalla guerra sia sempre moralmente giusto.

Tuttavia, dal punto di vista della dinamica politica interna, la decisione di Merkel ha catalizzato un processo di normalizzazione dell’estrema destra che ha trasformato il panorama politico tedesco e europeo.

Ironicamente, quasi un decennio dopo, lo scorso gennaio, la stessa Merkel ha criticato aspramente il suo successore Friedrich Merz per aver cooperato con AfD, definendolo “sbagliato” e una violazione del tabù democratico tedesco.

Merkel non aveva torto sul piano umanitario, ma le conseguenze politiche della sua azione hanno contribuito a indebolire esattamente le norme sociali che le avevano permesso di avere il sostegno proprio per il suo piano umanitario. Norme che avevano protetto la democrazia liberale europea dal dopoguerra in poi.

Rispondi

Scopri di più da Sette Dracme

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere