Non ne avrete sentito parlare perché la polemica è tutta americana, ma questo non la rende meno interessante.
Le polemiche su Peter Thiel nascono da quattro conferenze private a San Francisco in cui il cofondatore di PayPal ha intrecciato Bibbia, tecnologia, e politica parlando dell’Anticristo come di un sistema che usa la paura per centralizzare il potere, soprattutto attraverso la regolazione dell’intelligenza artificiale.
Detta così sembra una complicata follia. Abbiate pazienza, è più semplice di quel che pensate.
Chi è
Peter Thiel è un imprenditore tedesco‑americano, cofondatore di PayPal nel 1998 e investitore iniziale in Facebook, con un profilo accademico in filosofia a Stanford e una laurea in giurisprudenza, elementi che possono spiegare il suo linguaggio intellettuale e teologico che ci sembrava poco fa una complicata follia.
Thiel è anche cofondatore e presidente del consiglio di Palantir Technologies, un’azienda di software usata da governi e grandi imprese, dove ha un ruolo di indirizzo strategico accanto al CEO Alex Karp.
L’Anticristo
In queste conferenze private di San Francisco, Peter Thiel ha descritto a modo suo chi sarebbe l’Anticristo del nostro tempo.
Thiel non immagina un personaggio dai tratti demoniaci, o uno scienziato pazzo da film di fantascienza. Piuttosto, l’Anticristo di Thiel è qualcuno che alimenta il panico davanti alla scienza e alle nuove tecnologie, invocando freni e divieti in nome della sicurezza o della salvezza collettiva.
Per rendere l’idea, Thiel ha citato figure che incarnano posizioni di forte cautela verso il progresso, come l’attivista Greta Thunberg (o il ricercatore Eliezer Yudkowsky, tra i più critici dell’intelligenza artificiale).
Nella lettura del fondatore di PayPal, questo atteggiamento di paura diventa il grimaldello perfetto per creare un regime globale centralizzato, una sorta di governo mondiale che, promettendo pace e sicurezza, finisce per trasformare la stabilità in controllo capillare.
Thiel mette in guardia dal rischio che la regolamentazione delle tecnologie, l’ambientalismo istituzionale, e i sistemi finanziari internazionali con le loro reti di tracciamento si uniscano in un meccanismo di sorveglianza permanente.
Il linguaggio biblico che usa richiama le visioni dell’Apocalisse: un ordine apparente, imposto per il bene comune, che maschera la perdita di libertà e prepara l’ascesa di un potere unico.
Il passaggio dell’Apocalisse che rispecchia perfettamente l’idea espressa da Peter Thiel riguarda i simboli contenuti nel capitolo 13.
Il passo è arcinoto. Si parla di un potere che impone un segno sulla mano destra o sulla fronte. Solo chi ha questo segno può comprare o vendere. Ciò rappresenta un sistema di controllo capillare e totale sugli individui, mascherato da un ordine che porta “pace e sicurezza.”
Il passo è Apocalisse 13,16-17
«E [la bestia] fece sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, fosse imposto un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno potesse comprare o vendere, se non chi portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.»
In questo passo si vede come un’apparente normalità economica e sociale (comprare e vendere) diventi lo strumento di esclusione e controllo, riflettendo l’idea di un ordine per il bene comune.
Un ordine che in realtà nasconde libertà sottratta, e un potere unico che domina sul piano economico, personale, e sociale.
Questa immagine si presta molto bene a simboleggiare quella sorveglianza capillare e il controllo delle infrastrutture finanziarie, tecnologiche, e normative che Thiel vede come sintomo della possibile ascesa dell’Anticristo nel mondo contemporaneo.
Il tutto tramite la regolamentazione della AI.
In breve, Thiel capovolge un cliché: l’Anticristo non sarebbe più il genio folle che abusa della scienza, ma chi la vuole bloccare nel suo progresso.
Perché è esploso il caso
Le conferenze erano a inviti e senza registrazioni, ma estratti audio e resoconti sono trapelati ai media, trasformando un ciclo di lezioni in un caso politico‑culturale da prima pagina.
È molto importante capire che Peter Thiel non è solo un investitore esterno o un semplice azionista, ma è uno dei fondatori di Palantir e ricopre la carica di presidente del consiglio di amministrazione fin dalla nascita dell’azienda.
Questa posizione lo rende una figura chiave dal punto di vista finanziario, e un attore fondamentale nel definire la direzione strategica e i valori dell’azienda.
Palantir è famosa per i suoi software utilizzati da agenzie governative (pensate alla CIA e l’FBI) e da grandi aziende per l’analisi massiccia di dati, eventualmente anche per finalità di sorveglianza e sicurezza.
Le sue idee e posizioni politiche, incluso il suo approccio critico e apocalittico alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale e alla sorveglianza tecnologica, hanno un peso molto concreto su un’azienda che gestisce infrastrutture tecnologiche potenti e strategiche.
Di conseguenza, quando Thiel parla di rischio di Anticristo, controllo globale, e regime attraverso la tecnologia, non sono solo concetti astratti o filosofici.
Queste visioni si intrecciano direttamente con la realtà di un’impresa che incarna il confine tra innovazione tecnologica e strumenti di potere che influenzano milioni, se non miliardi, di persone.
Quindi, un uomo che usa toni allarmistici contro la centralizzazione e la sorveglianza totalitaria è lui stesso al centro di un’organizzazione che lavora con dati sensibili e potenzialità di sorveglianza, creando un paradosso, o quanto meno una ipocrisia difficile da ignorare.
Le critiche principali
Tra le critiche più forti c’è appunto l’accusa di ipocrisia.
Un’altra critica riguarda l’estensione teologica. Studiosi e commentatori sottolineano che allargare l’etichetta anticristica a posizioni anti‑tech o a critiche della sicurezza AI rischia di distorcere i riferimenti religiosi e di confondere fede e politica.
A questo si aggiunge il timore di una maggiore polarizzazione. Usare un lessico apocalittico può spostare l’attenzione dai problemi tecnici di sicurezza, trasparenza, e concorrenza verso una guerra culturale che irrigidisce il confronto e riduce lo spazio per compromessi informati.
I sostenitori
Dal lato opposto, i sostenitori vedono nelle tesi di Thiel un avvertimento legittimo.
La preoccupazione per un Leviatano amministrativo che usa la paura per espandersi rientra in una tradizione liberale‑libertaria di critica al potere, che invita a diffidare di emergenze permanenti che consentono misure straordinarie da parte dei governi che accentrano le decisioni, allargando il loro campo di azione.
Per alcuni, la teoria mimetica di René Girard è uno strumento utile a leggere panici collettivi e meccanismi del capro espiatorio nel dibattito sull’AI.
Girard viene spesso citato da Thiel, vediamo rapidamente questa teoria.
René Girard, un filosofo e antropologo francese, ha studiato come gli esseri umani spesso imparano, desiderano, e agiscono imitando gli altri: un processo chiamato mimesi. Questo mimare porta a voler le stesse cose e, inevitabilmente, crea rivalità e conflitti tra individui o gruppi.
Quando queste rivalità si intensificano, il conflitto rischia di degenerare in violenza diffusa.
Per evitare un caos totale, secondo Girard, le comunità antiche hanno sviluppato un meccanismo sociale di scarico della tensione, scegliendo un capro espiatorio: una vittima innocente sulla quale convogliare tutta la colpa e la rabbia del gruppo.
Sacrificando, o espellendo, questa vittima la società trova una pace apparente. Tutta la violenza si scarica su quel singolo bersaglio. La vittima così diventa simbolicamente responsabile di tutti i problemi, instaurando un ordine ritrovato.
Nel contesto del panico collettivi sull’AI, questa teoria suggerisce che le paure diffuse e le proteste contro l’intelligenza artificiale possono concentrarsi su certi oggetti, gruppi, o idee nemiche che diventano capri espiatori per le ansie sociali più ampie.
La costruzione del consenso pubblico spesso si fonda su parole d’ordine come “sicurezza” e “salvezza,” che evocano un bisogno profondo di protezione e ordine, ma che possono anche mascherare spinte autoritarie.
In questa prospettiva, l’enfasi di Thiel su pluralismo, sperimentazione, e limiti alla burocrazia transnazionale, viene proposta come alternativa a standard globali rigidi che potrebbero congelare l’innovazione e concentrare potere.
L’episodio con Musk
Nel materiale emerso, uno degli episodi più raccontati riguarda il consiglio di Thiel a Elon Musk di non vincolarsi a impegni di filantropia.
Un passaggio che collega il tema della ricchezza privata alla capacità di incidere sulla traiettoria tecnologica e politica fuori dai canali statali.
Questo dettaglio rafforza l’idea che i grandi attori privati con le loro infrastrutture tecnologiche possano agire come contrappeso alla centralizzazione oppure, a seconda delle scelte, diventarne acceleratori, in una dinamica dove il confine tra “freno” e “spinta” al potere è sottile.
Come la polemica può esserci utile
Separare il linguaggio dalla sostanza è utile per orientarsi: il registro apocalittico accende i riflettori e semplifica le posizioni, ma sul tavolo restano domande concrete su sorveglianza, sicurezza, trasparenza, e concentrazione del potere nelle filiere dell’AI.
Per noi, il punto chiave è comprendere che qui non si decide se l’AI sia buona o cattiva, bensì chi scrive le regole, con quali garanzie democratiche e quale spazio resta per innovazione, pluralismo, e responsabilità individuale.

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