La Russia ha messo in campo una nuova arma.
Non si tratta di una tecnologia nuova, ma di una modifica ingegnosa. Hanno preso le antiche bombe d’epoca sovietica e le hanno trasformate in munizioni guidate equipaggiandole piccoli motori a reazione.
Il risultato è un’arma capace di colpire a distanze fino a 200 chilometri dalla base di lancio.
L’idea
Tutto ha inizio con una semplice considerazione, la Russia possiede un numero enorme di bombe vecchie, fabbricate ai tempi dell’Unione Sovietica.
Questi ordigni non hanno alcun sistema di guida e cadono dove capita. Ma anziché lasciarle a prendere polvere, il Cremlino ha trovato una soluzione intelligente dal punto di vista economico.
Ha aggiunto a queste bombe un sistema che permette loro di essere guidate tramite i satelliti GLONASS (l’equivalente russo del GPS). Questo kit era già in uso, adesso la Russia ha fatto un passo in avanti, montando piccoli motori a turbina sulle bombe.
Questi motori sono di fabbricazione cinese, un modello commerciale che si può anche acquistare online, il Swiwin SW800Pro-Y.
Il turboreattore cinese è piccolo e semplice, dà poco più di 80 chilogrammi di spinta, ma è sufficiente per aggiungere una propulsione continua all’ordigno mentre cade verso il suo obiettivo.
Un bombardiere russo Sa-34 può quindi decollare da basi situate a centinaia di chilometri di distanza e lanciare queste bombe senza doversi avvicinare troppo alle difese aeree ucraine.
Il prezzo della guerra per Mosca
Ecco perché questa soluzione è così attraente per la Russia dal punto di vista economico.
Invece di costruire costosi missili da crociera come il Kalibr, che costa decine di milioni di dollari, la Russia ricicla il suo vecchio materiale bellico e aggiunge un kit di guida e un motore che costano insieme circa 18.000 dollari.
Inoltre, le scorte di bombe sovietiche sono praticamente illimitate. Questo significa che la Russia può produrre queste armi modificate in quantità massiccia. Nel mese di ottobre, ha lanciato un record di oltre 5.300 ordigni guidati in un mese solo, il numero più alto dell’intero anno. Secondo le stime ucraine, la Russia punta a produrre circa 500 di questi ordigni entro la fine dell’anno.
Il primo utilizzo e le città colpite
La Russia ha cominciato a usare questa nuova arma in battaglia il 20 ottobre. Le prime bombe hanno colpito la regione di Poltava, nell’est dell’Ucraina.
Il 24 ottobre la nuova arma è stata usata per attaccare Odesa, la principale città ucraina sul Mar Nero, una città che fino a quel momento non era mai stata colpita da questo tipo di munizione.
Prima di questa modifica, le bombe guidate potevano minacciare principalmente le regioni di confine e le aree militari situate a 20-25 chilometri dal fronte. Ora, città come Dnipro, Poltava e Odesa, che si trovano ben lontano dal fronte di battaglia, entrano nella zona di pericolo.
I sistemi di difesa aerea ucraini, in particolare i Patriot, possono teoricamente intercettare queste bombe. Nel primo attacco contro Odesa, due su tre ordigni sono stati abbattuti. Ma non è una questione di capacità tecnica, bensì di quantità.
La Russia ha migliaia e migliaia di bombe di quel tipo. Se il Cremlino continua a modificarle e a lanciarle in massa, il sistema di difesa aerea ucraino, pur essendo efficace, non riuscirà a bloccarle tutte. È una guerra di logoramento, dove la Russia sfrutta le sue enormi riserve di armamenti obsoleti per mantenere una pressione costante.
Il terrorismo dal cielo
Gli esperti militari descrivono questa tattica come una strategia di “terrore aereo”.
L’obiettivo non è solo colpire bersagli militari, ma logorare psicologicamente la popolazione civile e danneggiare le infrastrutture. Città che si sentivano relativamente al sicuro si trovano improvvisamente sotto il fuoco. Le sirene antiaerea suonano più frequentemente. L’incertezza cresce.
La Russia non controlla lo spazio aereo, non ha raggiunto la superiorità aerea, ma utilizza armi a lunga gittata per colpire da lontano.
E’ una ulteriore un’escalation nel conflitto. Allarga la zona di guerra dalla linea del fronte a intere regioni dell’Ucraina centrale e meridionale. Aumenta i rischi per la popolazione civile. E dimostra che la Russia, pur affrontando limitazioni nella produzione di armi moderne, possiede le risorse e l’abilità per improvvisare soluzioni devastanti utilizzando quello che ha a disposizione.

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