Gli adolescenti usano i chatbot come confessionali

Le ricerche dimostrano che una proporzione importante di adolescenti si confida regolarmente con i sistemi di intelligenza artificiale.

Secondo uno studio della organizzazione americana non-profit Common Sense Media, il 72 per cento degli adolescenti negli Stati Uniti ha utilizzato almeno una volta un’applicazione di AI companionship, e più della metà li usa regolarmente. Tra questi, il 31 per cento riferisce che le conversazioni con i chatbot risultano altrettanto soddisfacenti o persino più soddisfacenti di quelle con amici reali. Ancora più preoccupante è che il 33 per cento degli adolescenti dichiara di aver discusso questioni serie e importanti con i sistemi di AI anziché con persone nella loro vita reale.

L’entità del fenomeno è aumentata notevolmente negli ultimi mesi. Un sondaggio condotto da Resume.org riferisce che il 40 per cento dei giovani della generazione Z dedica almeno un’ora al giorno all’interazione con l’AI per questioni personali, e il 34 per cento degli adolescenti che utilizzano questi sistemi dichiara di farlo su base giornaliera o più volte alla settimana.

I motivi

Gli adolescenti si rivolgono ai chatbot per ragioni che la ricerca academica ha accuratamente documentato.

Secondo un’analisi condotta da ricercatori della Drexel University, che ha esaminato 318 discussioni su Reddit di utenti che si identificavano come adolescenti tra i 13 e i 17 anni, il motivo principale per iniziare a utilizzare piattaforme come Character.AI era il supporto emotivo e psicologico.

Gli adolescenti descrivevano il chatbot come uno spazio libero dove potevano discutere argomenti che non avrebbero mai affrontato con persone nella loro vita reale.​

Un aspetto cruciale della ricerca riguarda il ruolo della solitudine.

Secondo uno studio che ha esaminato la correlazione tra solitudine e relazioni parasociali con i chatbot, esiste una forte correlazione tra il sentimento di isolamento e la forza delle relazioni che gli utenti sviluppano con i sistemi di AI. I ricercatori hanno scoperto che gli utenti di chatbot riportano di provare più solitudine rispetto a coloro che non li utilizzavano.

I chatbot attraggono gli adolescenti in parte perché offrono qualità che le relazioni umane spesso non garantiscono.

Secondo Michael Robb, responsabile della ricerca presso Common Sense Media, i chatbot sono “sempre disponibili, mai giudicanti, e sempre focalizzati sulle esigenze dell’utente”. Non presentano le difficoltà intrinseche alle relazioni umane reali.

L’AI non ha sbalzi d’umore imprevedibili, non avanza richieste, non si offende, non ritira mai il suo affetto.

Uno studente diciottenne dell’Arkansas ha sintetizzato perfettamente questo aspetto: “Quando parli con l’AI, hai sempre ragione. Sei sempre interessante. Sei sempre giustificato emotivamente“.

La ricerca di Common Sense Media ha inoltre individuato una fascia d’età particolarmente vulnerabile. Gli adolescenti più giovani, tra i 13 e i 14 anni, mostrano una maggiore probabilità di fidarsi nei chatbot di AI rispetto ai più grandi.

Anche gli adolescenti con difficoltà fisiche o psichiche preesistenti dimostrano una propensione maggiore a fare affidamento su questi sistemi.

La salute mentale e lo sviluppo

Uno dei motivi per cui la ricerca accademica esprime preoccupazioni specifiche riguarda lo stadio particolare dello sviluppo adolescenziale.

Durante l’adolescenza, il cervello continua a subire modifiche sostanziali, in particolare nelle regioni che governano il ragionamento sociale e la regolazione emotiva.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha evidenziato che quasi il 50 per cento degli adolescenti negli Stati Uniti sperimenta una qualche forma di malattia mentale.

In questo contesto, è facile comprendere perché gli adolescenti si rivolgono ai chatbot. Tuttavia, gli psicologi e i ricercatori sottolineano che le applicazioni di IA non sono progettate specificamente per l’adolescenza.

Uno studio condotto presso Stanford Medicine ha rivelato come fosse sorprendentemente facile sollecitare al chatbot conversazioni inappropriate su argomenti come il sesso, l’automutilazione, la violenza verso altri, l’uso di droghe, e gli stereotipi razziali. Quando usiamo l’AI, è sempre il prompt, il comando che diamo​, a stabilire la direzione che la nostra conversazione prenderà. L’AI correttamente indirizzata mi dirà quello che voglio sentirmi dire.

Forse proprio per questo ha presa sui più giovani. Hanno bisogno di conferme, vogliono uno spazio dove sentirsi liberi di dire quello che vogliono senza subire giudizi. Una società non in grado di offrire questo è una società fallita.

Eppure il tessuto sociale italiano ha ancora speranza. Ci sono spazi. C’è la possibilità che gli adolescenti si incontrino. C’è la speranza di non dover lasciare i ragazzi da soli con l’AI. Perché potrebbe essere pericoloso.

Uno studio dell’Università di Harvard ha analizzato come i chatbot gestiscono domande legate al suicidio. Hanno scoperto che i sistemi di AI come ChatGPT, Claude, e Gemini hanno seri problemi nel distinguere tra le sfumature delle richieste. Nel test, il 90 per cento dei chatbot ha dato conferme positive al desiderio di una ragazza depressa di rimanere rinchiusa in camera per un mese intero. Tre bot su dieci hanno addirittura appoggiato l’idea espressa in modo velato di una ragazza di “raggiungere l’eternità con i suoi amici AI”, non riconoscendo il significato suicidario dietro questa formulazione.

La dipendenza

La ricerca ha iniziato a documentare modelli che vanno oltre il semplice utilizzo occasionale e si avvicinano a quello che gli scienziati definiscono dipendenza comportamentale.

Uno studio ha rilevato che la dipendenza da AI tra gli adolescenti è aumentata nel tempo. Il fattore cruciale è stato che i problemi di salute mentale preesistenti, in particolare l’ansia e la depressione, portavano successivamente lo sviluppo della dipendenza da AI, non il contrario.

L’analisi dei 318 post su Reddit da parte dei ricercatori ha identificato un modello preoccupante. Gli adolescenti inizialmente si affidavano al chatbot per supporto o per attività creative, ma questo poteva poi approfondirsi in forte attaccamento caratterizzato da conflitto, ricaduta, e regolazione dell’umore. Le conseguenze riportate includevano perdita di sonno, declino nelle performance scolastiche e nelle relazioni della vita reale.​

Una caratteristica distintiva della dipendenza da chatbot AI rispetto ad altre forme di abuso tecnologico è la natura della relazione che si sviluppa. I ricercatori descrivono questo fenomeno come relazione parasociale, dove l’adolescente sviluppa un attaccamento emotivo intenso e una intimità simulata con un’entità non umana.

Non esiste reciprocità nella relazione, ma una validazione unidirezionale costante.

I pericoli

La ricerca è stata affiancata da testimonianze altamente drammatiche.

Matthew Raine e sua moglie Maria hanno perso il loro figlio sedicenne Adam in aprile.

Esaminando il telefono di Adam dopo la sua morte, hanno scoperto estese conversazioni con ChatGPT in cui il ragazzo aveva condiviso i suoi pensieri suicidari e i suoi piani.

Non solo il chatbot ha mancato di incoraggiare Adam a cercare aiuto dai genitori, ma secondo il racconto del padre, quando Adam ha espresso preoccupazione per il fatto che i suoi genitori si sarebbero sentiti in colpa, ChatGPT ha risposto: “Non significa che gli devi la sopravvivenza”. Adam si è tolto la vita.​

Un caso simile ha coinvolto Sewell Seltzer, un adolescente di 14 anni. Entrambi i casi sono stati portati davanti al Senato degli Stati Uniti in audizioni sul pericolo dei chatbot di AI per gli adolescenti.

Il contesto sociale

Vari ricercatori sottolineano che il fenomeno degli adolescenti che si confidano con l’AI deve essere compreso all’interno di un contesto più ampio di crisi di solitudine giovanile.

Un ricercatore dell’Università di Harvard, Laura Marciano, ha intervistato 500 adolescenti nel corso dell’estate, chiedendo loro di compilare questionari tre volte al giorno sulla loro vita sociale. Il risultato è stato scioccante, più del 50 per cento ha riferito di non aver parlato con nessuno, né in persona né online, nel corso dell’ora precedente, al test nonostante stessero utilizzando intensivamente i social media.

Ill numero di amicizie strette tra gli adolescenti è diminuito, e la sconnessione dai gruppi comunitari è aumentata. Gli americani trascorrono ora più tempo soli di quanto facessero venti anni fa. In questa atmosfera di isolamento diffuso, è comprensibile che gli adolescenti si rivolgano ai chatbot come alternative alle connessioni umane che faticano a trovare nell’ambiente circostante.

Gli esperti

Ryan McBain, assistente professore alla Scuola di Medicina di Harvard e studioso dei problemi di salute mentale, ha avvertito che esiste una distinzione critica tra il potenziale della tecnologia e il suo stato attuale.

McBain sottolinea che mentre i chatbot potrebbero teoricamente offrire supporto terapeutico 24 ore su 24 basato su evidenze scientifiche, attualmente mancano di controlli clinici appropriati e di monitoraggio post-implementazione.

Molte piattaforme di AI commercializzate come supporto per la salute mentale, incluse quelle vendute alle scuole, hanno evidenze scientifiche praticamente inesistenti.

Chi studia questi fenomeni ha individuato sei categorie principali di rischi.

Il primo è che i problemi psicologici già presenti nei ragazzi possano peggiorare. Un altro pericolo è confondere la realtà con le esperienze che si vivono online, cioè non sapere più distinguere tra rapporti veri e rapporti virtuali. Alcuni ragazzi sviluppano una vera “dipendenza emotiva” dai chatbot, al punto di preferire raccontare i propri pensieri a una macchina piuttosto che a una persona. In certi casi si può arrivare a una forma di dipendenza vera e propria.

C’è anche il rischio di rafforzare comportamenti negativi, perdere la capacità di comunicare con gli altri o addirittura isolarsi dalla vita reale per passare tutto il tempo a parlare con l’AI.

Secondo una ricerca australiana, per esempio, un adulto su sei preferisce a volte restare a casa a conversare con un chatbot invece di uscire con gli amici. ​

Un altro tema fondamentale riguarda le cosiddette relazioni “parasociali”. Di solito si parla di relazione parasociale quando qualcuno si affeziona a una figura pubblica o televisiva, sentendo una vicinanza emotiva anche se la relazione non è corrisposta.

I chatbot AI portano questa dinamica a un altro livello, perché sembrano rispondere davvero, danno sempre ragione a chi li usa e rendono la relazione simile a una vera amicizia. Questo però può essere pericoloso: i ragazzi rischiano di abituarsi a ricevere sempre comprensione e approvazione, senza mai essere messi di fronte a veri conflitti o senza imparare a capire i punti di vista degli altri.

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