La Corte dei Conti ha bloccato temporaneamente il progetto infrastrutturale da 13,5 miliardi di euro.
La decisione, comunicata ieri 29 ottobre al termine di una lunga camera di consiglio, ha scatenato un duro scontro istituzionale tra magistratura contabile e governo, con la premier Giorgia Meloni che ha immediatamente convocato una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi per valutare le contromisure.
Le motivazioni
La Sezione centrale di controllo della Corte dei Conti non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera Cipess n. 41/2025 del 6 agosto, che approvava il progetto definitivo del Ponte e stanziava le risorse necessarie.
Le motivazioni ufficiali saranno depositate entro 30 giorni, ma durante l’adunanza la magistrata delegata Carmela Mirabella ha evidenziato numerose criticità che i dirigenti ministeriali non avrebbero chiarito in modo convincente.
I punti contestati dalla Corte riguardano molteplici aspetti del progetto. Sul fronte economico, è stata rilevata una discrepanza tra l’importo asseverato dalla società di consulenza Kpmg (10,481 miliardi di euro) e quello approvato nel quadro economico (10,508 miliardi).Una differenza di oltre 27 milioni che necessita spiegazioni. I magistrati hanno inoltre espresso dubbi sull’affidabilità delle stime di traffico utilizzate nel Piano Economico Finanziario.
Un nodo cruciale riguarda la compatibilità con le normative europee. Al centro della decisione c’è il contratto affidato a Webuild e al consorzio Eurolink, nato dalla fusione di Salini ed Impregilo nel 2020.
La Corte ritiene che l’affidamento senza nuova gara possa violare la Direttiva 2014/24/UE, che impone un nuovo appalto quando i costi superano del 50% il valore del contratto iniziale. Il ponte, originariamente previsto a 3,9 miliardi nel 2003, è ora stimato a 13,5 miliardi, ben oltre il limite del 50%.
Sono stati inoltre sollevati dubbi sulla conformità del progetto alle normative ambientali e antisismiche, sulla procedura IROPI (Motivi Imperativi di Rilevante Interesse Pubblico) utilizzata per superare la bocciatura della Valutazione di Incidenza Ambientale, e persino sulla competenza del Cipess, considerato un organo “politico”.
La Corte ha definito la documentazione “insufficiente e in alcuni casi errata“, contestando la completezza delle relazioni e la chiarezza delle schede di quantificazione dei costi. Secondo i magistrati, la delibera Cipess non avrebbe “compiutamente assolto l’onere di motivazione”, apparendo più come una “ricognizione” che una valutazione ponderata.
La reazione del governo
La risposta dell’esecutivo è stata durissima. Giorgia Meloni ha definito la mancata registrazione “l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del governo e del Parlamento”, accusando i magistrati di capziosità: “Una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer“.
Ancora più duro Matteo Salvini, che ha parlato di “scelta politica più che giudizio tecnico” e di “casta giudiziaria che vede il crollo del suo potere”. Il ministro delle Infrastrutture ha assicurato: “Non mi sono fermato quando dovevo difendere i confini e non mi fermerò ora. Andiamo avanti”.
Nella riunione d’urgenza del 30 ottobre a Palazzo Chigi, alla quale hanno partecipato Meloni, Salvini. e il vicepremier Antonio Tajani (collegato dall’Africa dove si trova per una missione istituzionale), il governo ha deciso la linea da seguire, cioè attendere le motivazioni complete della Corte, ma nel frattempo preparare una strategia per bypassare il blocco.
Aggirare lo stop
L’esecutivo può infatti procedere nonostante il parere negativo. La normativa prevede che, in caso di rifiuto di registrazione da parte della Corte dei Conti, il governo possa convocare il Consiglio dei Ministri per approvare una delibera che riconosca all’atto un “interesse pubblico superiore“, obbligando così i giudici contabili a registrarlo con riserva.
Questa è l’opzione che il governo intende percorrere. Come ha spiegato la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano: “Nelle prossime settimane l’esecutivo potrà assumersi la responsabilità politica di superare i rilievi della Corte dei Conti con una deliberazione specifica del Cdm che valuti l’atto come risposta a interessi pubblici di rilevanza superiore. Se il Consiglio dei ministri confermerà la necessità dell’atto, la Corte dei Conti dovrà comunque ordinare la registrazione apponendo un visto con riserva“.
Salvini ha annunciato che il passaggio in Consiglio dei Ministri sarà seguito da una comunicazione in Parlamento per assumersi la piena responsabilità politica della scelta: “Dobbiamo prenderci la responsabilità di riapprovare il progetto prima in Consiglio e poi in Parlamento”. Il ministro ha ridimensionato i ritardi: “Mi sarebbe piaciuto partire con i cantieri già a novembre, partiranno invece a febbraio. Ci vorranno tre anni e due mesi invece di tre anni, ma il Ponte si farà”.
Di fronte agli attacchi del governo, la Corte dei Conti ha diffuso una nota di chiarimento: “Ci siamo espressi su profili strettamente giuridici della delibera Cipess, relativa al Piano economico finanziario, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera. Il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica, la cui tutela è demandata dalla Costituzione alla Corte dei Conti. Le sentenze e le deliberazioni non sono certamente sottratte alla critica che, tuttavia, deve svolgersi in un contesto di rispetto per l’operato dei magistrati”.
Le opposizioni
Per le opposizioni la bocciatura rappresenta una vittoria. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra ha parlato di “grande vittoria dello Stato di diritto” e ha chiesto le dimissioni di Salvini: “Il ministro ha tenuto in ostaggio il Paese con la sua follia, sottraendo 14 miliardi di euro per un progetto vecchio di 26 anni che viola le direttive europee”.
Elly Schlein del Pd ha sottolineato che la riforma della giustizia approvata proprio in queste ore dal Senato “non serve agli italiani. Serve a questo governo per avere le mani libere e mettersi al di sopra delle leggi e della Costituuzione”.
I deputati Pd Anthony Barbagallo e Andrea Casu hanno annunciato interrogazioni parlamentari: “Si tratta di una sonora bocciatura che mette in discussione l’impianto stesso del progetto. Salvini deve spiegare al Paese cosa sta realmente accadendo. È in gioco la credibilità delle istituzioni e l’uso corretto delle risorse pubbliche”.
Barbara Floridia del M5S ha commentato: “La realtà ha smentito la propaganda. Chi ha sostenuto questa follia deve rispondere e restituire i fondi sottratti a Sicilia e Calabria”.
Un intreccio con la riforma della giustizia

Lo scontro sul Ponte si intreccia significativamente con l’approvazione definitiva, avvenuta oggi con 112 voti favorevoli, della riforma costituzionale della giustizia che introduce la separazione delle carriere. La premier Meloni ha già annunciato che “la riforma costituzionale della giustizia e la riforma della Corte dei Conti rappresentano la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza“.
Il governo prevede che la riforma sarà sottoposta a referendum confermativo nella primavera del 2026, e sarà proprio la maggioranza a raccogliere le firme per promuoverlo. In questo contesto, la decisione della Corte dei Conti viene letta dall’esecutivo come l’ennesima invasione di campo della magistratura, alimentando la narrativa dello scontro tra poteri dello Stato.

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