Negli ultimi giorni, la Repubblica Islamica dell’Iran ha inaugurato una nuova stazione della metropolitana a Teheran intitolata alla Santa Vergine Maria.
Numerosi media occidentali e influencer l’hanno accolto come un “gesto di bellezza” e apertura verso il cristianesimo.
Ma questa rappresentazione è fuorviante: si tratta infatti di una mossa strategica propagandistica del regime, che mira a migliorare la propria immagine all’estero senza modificare la realtà della repressione interna.
La libertà di religione
Chi vive sotto il regime sa bene che l’Iran non rispetta affatto la libertà religiosa.
Le leggi puniscono severamente chi abbandona l’Islam, con la pena di morte che può essere inflitta agli apostati.
I cristiani, soprattutto quelli convertiti, vivono sotto costante minaccia, con discriminazioni, arresti arbitrari, torture e persecuzioni sistematiche.
Anche altre minoranze religiose come i Baha’i, gli ebrei, e i sunniti, subiscono vessazioni quotidiane.
Il regime vieta ai non musulmani di ricoprire incarichi governativi e li tratta spesso come cittadini di serie B.
La repressione e l’emarginazione riguardano ogni aspetto della vita sociale e politica.
La nuova stazione dedicata alla Vergine Maria non cambia questa realtà.
Perché il “Mary Metro”?
Il motivo dietro questa scelta del regime è chiaro: la Repubblica Islamica è alle prese con crescenti pressioni internazionali e cerca di recuperare consenso presentandosi come più “tollerante”.
Questa operazione di facciata serve a distrarre dall’oppressione reale e a cercare di ottenere simpatia per ridurre sanzioni e critiche.
È un tentativo di manipolazione emozionale che non va sottovalutato né accettato come segno di un cambiamento reale.
Cadere in questa narrazione equivale a legittimare un regime che da decenni opprime e viola i diritti fondamentali dei suoi cittadini, soprattutto delle minoranze religiose.

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