Italia e Ucraina: la spy story del missile di Putin

Un’indagine dell’intelligence ucraina ha svelato un aspetto poco noto e al tempo stesso cruciale dell’industria bellica russa: il missile balistico Iskander-M, considerato uno degli strumenti più letali e sofisticati usati da Mosca, contiene componenti segreti provenienti dall’Europa, con l’Italia tra i maggiori fornitori.

L’Iskander-M è un missile a corto raggio, capace di raggiungere velocità supersoniche e di eseguire manovre che ne rendono difficile l’intercettazione. Il combustibile solido, la struttura in materiali compositi, e la velocità ne fanno un’arma temibile per l’esercito ucraino.

Secondo uno studio del Consiglio per la sicurezza economica dell’Ucraina (ESCU), tra gennaio e settembre 2024 l’Italia è stata il principale fornitore europeo di resine epossidiche essenziali alla fabbricazione delle strutture esterne e degli ugelli dei missili Iskander.

I dati mostrano che la Russia ha importato dall’Italia 84 tonnellate di questa materia prima per un valore di 264.000 dollari, pari al 21% delle importazioni russe totali di resina epossidica. In Europa, solo la Germania ha fatto concorrenza all’Italia con una fornitura di 43 tonnellate.

Le resine epossidiche, pur essendo prodotti industriali civili comuni, trovano un uso cruciale nella produzione di materiali compositi per le strutture del missile, conferendo leggerezza e resistenza.

L’ESCU ha inoltre rivelato che altri paesi europei (tra cui Austria, Francia, Repubblica Ceca e Svezia) hanno fornito alla Russia macchinari destinati alla produzione di fibre di carbonio e alla lavorazione di materiali compositi utilizzati negli Iskander.

Nonostante questo, il maggiore fornitore rimane la Cina, che copre il 58% delle importazioni russe di fibra di carbonio, il 42% di resine epossidiche e il 30% degli equipaggiamenti specializzati.

Importante anche il ruolo della Turchia, che ha fornito il 48% delle attrezzature per la produzione di missili, inclusi macchinari per la formazione e l’avvolgimento dei materiali compositi, per un valore di 3,5 milioni di dollari.

L’intelligence ucraina

Per scoprire questi flussi, l’intelligence ucraina ha monitorato i dati doganali internazionali, concentrandosi sul codice HS delle resine epossidiche e sulle forniture europee dirette alla Russia.

Questo lavoro di tracciamento ha permesso di mettere in luce il delicato equilibrio tra commercio legittimo e industria militare, evidenziando come materiali apparentemente innocui possano influire direttamente sul conflitto.

La spy story mette in evidenza una falla nei controlli europei: le esportazioni di componenti industriali a duplice uso possono ancora finire nei programmi militari russi, nonostante le sanzioni.

Gli esperti ucraini insistono perché i fornitori europei migliorino la verifica dei loro clienti finali e impediscano che materiali strategici vengano usati per scopi bellici.

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