Guardando quello che sta succedendo con l’intelligenza artificiale nelle grandi aziende di tecnologia, sembra davvero di assistere a una nuova corsa all’oro.
I protagonisti, però, sono chip, algoritmi e giganteschi data center. Gli investimenti nel settore sono da capogiro: nel 2024 sono già stati superati i 250 miliardi di dollari e si prevede che nei prossimi anni si arriverà persino a mezzo trilione ogni anno.
I protagonisti
Aziende come OpenAI, Nvidia, Microsoft e Meta si contendono la leadership mondiale dell’AI.
OpenAI, la creatrice di ChatGPT, ha raccolto 40 miliardi di nuovi investimenti e ormai vale quasi 300 miliardi di dollari. Nvidia, il “re” dei chip AI, è arrivata a investire fino a 100 miliardi nella partnership con OpenAI: senza i chip Nvidia, molte intelligenze artificiali non esisterebbero neppure.
Gli investimenti che fanno il giro e ritornano
Il denaro investito spesso rimane “circolare”: Nvidia investe in OpenAI, che a sua volta acquista chip Nvidia. Microsoft finanzia OpenAI, usa le infrastrutture Nvidia, e collabora con Oracle. È un girotondo in cui pochi soggetti principali si scambiano capitali e servizi, chiudendo un vero e proprio web circolare.
Questa struttura è pericolosa: il rischio maggiore è la creazione di una gigantesca bolla finanziaria. Solo nel primo trimestre 2025, gli investimenti nelle startup AI hanno raggiunto 73 miliardi di dollari—più della metà di tutto il capitale di rischio mondiale.
Molte startup vengono valutate centinaia di milioni senza ancora veri ricavi, reggendo il gioco grazie a scambi e investimenti incrociati.
C’è poi un altro problema: Nvidia controlla l’80-85% del mercato dei chip AI, ed è quindi al centro di quasi tutti i movimenti economici del settore. Questo non solo gonfia le quotazioni di poche aziende, ma rende tutto il sistema estremamente fragile.
Effetto domino: cosa può succedere
Se uno di questi giganti dovesse andare in crisi—magari per problemi di produzione, strategici o finanziari—l’effetto domino sarebbe immediato. U
n disservizio nella produzione di chip fermerebbe data center, piattaforme digitali e bloccherebbe persino la ricerca scientifica. Ogni segmento dell’ecosistema AI è fortemente legato agli altri: se crolla un anello, rischia di cadere l’intera catena.
La situazione ricorda la bolla delle dot-com degli anni ’90, quando il valore delle aziende cresceva molto più velocemente dei loro ricavi, fino a un tracollo devastante. Oggi il rischio è che la stessa “febbre” dell’AI possa finire nello stesso modo, con numeri e forse conseguenze ancora più grandi.

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